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Recuperare dopo una distorsione alla caviglia

Recuperare dopo una distorsione alla caviglia:

mobilità, forza e ginnastica propriocettiva

A cura del Dott. Angelo Vetralla Osteopata, pubblicazione presente nel numero di FitMed 6-2012

La distorsione di caviglia è un evento traumatico di frequente riscontro, soprattutto in soggetti praticanti attività sportive, generalmente causato da abnormi escursioni articolari che, essendo ovviamente impreviste, colgono impreparata la struttura muscolo-scheletrica. Possono avvenire sia in ambito sportivo (contrasti violenti con avversari, repentini cambiamenti di direzione...) sia nel comune gesto quotidiano della deambulazione, per esempio quando il terreno risulta sconnesso o si portano calzature con tacchi alti. L’evento distorsivo è dovuto a forze esterne che sovraccaricano nelle posizioni estreme le strutture osteo-legamentose che vigilano sulla stabilità articolare.

La lesione può avvenire per sollecitazione in forzato varismo e supinazione del piede, con conseguente interessamento del compartimento esterno; oppure in valgismo e pronazione del piede, con conseguente interessamento del compartimento interno. La casistica riporta più frequente la prima ipotesi di lesione, che porta quindi a un interessamento dell’apparato legamentoso esterno: subiscono maggior stress di rottura i legamenti peroneo-calcaneare, peroneo-astragalico anteriore e peroneo-astragalico posteriore.
A seconda della gravità e dei legamenti interessati, le lesioni vengono classificate dal grado 0, ovvero la semplice elongazione del legamento peroneo-astragalico anteriore, al grado 3, in cui si riscontra la totale rottura del legamento peroneo-astragalico anteriore, del legamento peroneo-calcaneare e del legamento peroneo-astragalico posteriore.

PROTOCOLLO DI LAVORO

L’evento traumatico subìto e l’attività sportiva svolta possono aiutare nella formulazione di un protocollo di recupero adeguato e quanto mai soggettivo, affinché la lesione acuta non si trasformi in instabilità cronica. I punti essenziali da rispettare per un corretto piano di lavoro sono tre:

1) recupero della fisiologica mobilità articolare,

2) ripristino del tono muscolare,

3) ginnastica propriocettiva.

Andranno così proposti, con lo stesso ordine sopra citato, proprio perché senza mobilità articolare non si potrà lavorare adeguatamente sul tono muscolare e senza un corretto tono muscolare non si potranno effettuare in modo esauriente i lavori più complessi di propriocettiva, per esempio quelli in appoggio monopodalico. È chiaro che questi tre obiettivi si intrecceranno più volte nel corso della seduta, ma per far sì che la propriocettiva, sicuramente la parte più importante del lavoro, possa essere effettuata nel modo più completo e complesso possibile, le altre due componenti dovranno essere già sviluppate.

Si interverrà quindi con una rieducazione e un recupero sia dei riflessi propriocettivi sia degli eventuali deficit muscolari incorsi a seguito dell’infortunio. Un corretto approccio nel rispetto delle caratteristiche morfologiche del soggetto e dei tempi biologici di guarigione porteranno al pieno recupero dell’articolarità e della funzionalità della caviglia. Al contrario, un trattamento scorretto o incompleto potrà portare al verificarsi di un'instabilità cronica e quindi all’instaurarsi di un quadro patologico difficilmente recuperabile.

GINNASTICA PROPRIOCETTIVA

Oltre ad avere la funzione di dispersione di energia e di accelerazione del corpo nello spazio durante la deambulazione, il piede è un organo sensibile con enormi possibilità percettive. I recettori propriocettivi sono stimolati dallo stesso movimento corporeo: presenti nei legamenti, nella capsula articolare, nella membrana sinoviale e all’interno dei muscoli, inviano moltissimi segnali (informazioni afferenti circa la forza, la velocità, la direzione dei movimenti) elaborati poi dai centri d’integrazione e ne determinano l’adeguata risposta efferente muscolare. Da questi recettori partono le fibre della sensibilità propriocettiva, che viaggiano lungo il cordone posteriore della sostanza bianca del midollo, quindi, sia attraverso il meccanismo dell’arco riflesso sia con quello d'integrazione proprio dei centri superiori, viene elaborato il corretto piano motorio, cui corrisponde la corretta sinergia, a livello muscolare, del distretto interessato. Da qui parte la corretta risposta motoria alla variazione spaziale avvertita dai propriocettori.

COSA FARE IN PALESTRA

Quando un soggetto arriva in palestra e riferisce di aver avuto una distorsione alla caviglia, la prima cosa da fare sarà osservare come cammina per capire quale tipo di intervento dobbiamo proporre al cliente. Se la deambulazione apparirà corretta e con una normale distribuzione del peso durante il passo, sapremo con quasi assoluta certezza che non sarà necessario proporre il lavoro di mobilizzazione, ma si potrà cominciare fin da subito con esercizi di potenziamento dell’arto inferiore in toto e con gli esercizi di propriocettiva. Al contrario, se il soggetto denuncia qualche difficoltà nella deambulazione, il tono e la propriocettiva andranno proposti più gradualmente, mentre avranno più importanza esercizi di stretching e mobilizzazione.

La bike, anche in versione recline, per esempio, utilizzata nel riscaldamento iniziale, riesce già a creare un minimo effetto mobilizzante. Con lo step si ottiene un effetto ancora maggiore; se poi durante l’esecuzione si farà sollevare il tallone nel momento in cui il pedale è in salita, si starà mobilizzando al massimo la flessione plantare e al contempo non si sovraccaricherà l’articolazione, perché il carico in questo momento sarà sull’arto controlaterale. Tale variante è da proporre solo nel caso in cui il soggetto non denunci dolore o marcata ipomobilità.

Il potenziamento deve coinvolgere non solamente la muscolatura legata alla caviglia perché, nel momento del trauma e della temporanea impossibilità di un appoggio corretto del piede, hanno perso tono non soltanto i muscoli soleo, gastrocnemio, tibiali, ma anche il quadricipite, il gluteo e i femorali. Andranno così proposti esercizi quali leg extension, leg curl e gluteus machine, insieme a tutti gli esercizi di rinforzo del polpaccio, prima a corpo libero e poi con gli attrezzi isotonici (calf machine in piedi e da seduto). Da scartare in questa fase esercizi come squat o pressa perché richiedono l’appoggio e il completo coinvolgi- mento della caviglia.

Non va dimenticato che il soggetto arriva in palestra dopo un trauma e che quindi non è in grado di spostare grossi carichi. Andrà dunque privilegiata la forza resistente e quindi l’esecuzione di numerose ripetizioni, da un minimo di 15 a un massimo di 30.

Per quanto riguarda la ginnastica propriocettiva, oggi si possono trovare in commercio svariati attrezzi, tutti validi, perché aggiungo- no una variabile di instabilità che difficilmente si può racchiudere in un’unica tavoletta propriocettiva. È possibile lavorare, per esempio, con le tavolette chiamate surf o ufo (bipodalica prima e monopodalica poi), con vesciche di plastica colme d’aria, con tavolette basculanti ecc.

Solitamente, durante l’esercizio, la richiesta è quella di cercare di mantenere il più possibile la stabilità e come parametro di lavoro può essere corretto utilizzare il tempo: si potrà chiedere di svolgere più ripetizioni da un minuto, in cui il soggetto dovrà cercare di rimanere immobile sulla tavola. Sarà questo il punto fondamentale sul quale focalizzare l’attenzione di tutto il lavoro di recupero funzionale, con la proposta di esercizi di ginnastica propriocettiva, dal più facile al più complesso.

In ultima analisi, dunque, bisognerà aumentare e sviluppare il tono di tutto l’arto inferiore per stabilizzare e rendere più forte il compartimento del piede, ma soprattutto “sensibilizzare” i propriocettori dell’articolazione in modo da renderla pronta al lavoro in qualsiasi condizione e in maniera idonea, attraverso l’interiorizzazione di schemi motori corretti.

ANGELO VETRALLA

Laureato in Scienze Motorie all’Università degli Studi di Milano, chinesiologo iscritto alla UNC (Unione Nazionale Chinesiologi), osteopata, laureando in Medicina e Chirurgia.

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